Non appena le nostre navi sono tornate a pattugliare l’area delle 35 miglia al largo delle acque territoriali italiane le partenze dalla Libia sono diminuite. Diminuite si ma non interrotte. Gli scafisti modulano la tipologia delle imbarcazioni da andare verso le coste italiane in base al dispiegamento elle unità italiane. Con le nostre navi e quelle della missione Frontex che rimarranno a 35 miglia da lampedusa torneremo a osservare non più gommoni tenuti insieme da corda e colla ma ex pescherecci che saranno in grado di trasportare i clandestini fino alle 35 miglia o alle coste di Lampedusa.
Ma un altro elemento va sottolineato. Non sarà possibile per i mercanti di uomini soddisfare le richieste di transiti verso l’Italia senza utilizzare i gommoni di cui parlavamo. Per questo motivo gli scafisti hanno ora mesoni atto una nuova strategia che già si osserva da circa 3 settimane ma che è risultata evidente agli occhi di tutti nei primi giorni di questo 2015.
Gli scafisti acquistano in medio oriente navi prossime al disasrmo, delle vere e proprie carrette del mare, possibilmente navi attrezzate al trasporto di animali, con stive ventilate e dal facile accesso. Queste navi vengono quindi portate in Turchia dove vengono imbarcati 700/1000 clandestini per ogni nave. I clandestini spendono per il viaggio verso l’Italia circa 3/4000 dollari, mentre ai mercanti le navi costano tra i 250000 e i 400000 euro. Il guadagno netto per ogni carico di clandestini è di oltre 2 milioni di euro.
Le navi vengono portate a circa 50/60 miglia dalle coste italiane e poi abbandonate dagli scfisti in mare aperto con il motore al massimo delle potenza e i pilota automatico impostato con rotta verso le coste italiane. A questo punto viene lanciato l’SOS e i nostri militari sono costretti a rischiare la vita per riprendere il timone di queste unità che altrimenti si schianterebbero contro la costa causando una strage di proporzioni immani.
Il fatto grave della vicenda è che le “autorità” turche non si interessano della cosa e permettono a queste navi di salpare senza alcuna limitazione. Nella loro rotta verso l’Italia le navi entrano in “Europa” solcando spesso le acque territoriali greche. Anche in questo caso le autorità greche non intervengono a patto che l’unità in questione desideri far rotta verso l’Italia.
La questione dell’immigrazione clandestina non si può risolvere con operazioni come Mare Nostrum (che ha solo aggravato il problema, arricchito gli scafisti e i famosi esponenti del “mondo di mezzo” che hanno fatto dell’emergenza immigrazione la loro maggior fonte di reddito), ma si risolve solo portando stabilità nelle aree di guerra e di crisi. L’immigrazione rivela inoltre i costi della “Non Europa” ciò l’assenza di una vera Unione Europea. La presenza e i danni della “Non Europa” sono evidenti quando la Grecia non prende provvedimenti per tutelare la frontiera del continente, così come è evidente quando i paesi del nord ritengono le problematiche geopolitiche e migratorie del mediterraneo un problema esclusivo dei paesi rivieraschi.
Infine una beffa, che però potrebbe anche diventare una opportunità per qualcuno, legata alle nuove modalità di arrivo dei clandestini. Ci troveremo a dover mettere in disarmo decine di unità fatiscenti, unità dalle quali sarà possibile riciclare tonnellate di ferro ed acciaio, unità che però dovremo bonificare dall’amianto, spesso usato nella cantieristica degli anni 60 e 70 e che sarà di grande impatto per i costi di tali bonifiche.
Ci auguriamo che una operazione come Mare Nostrum non venga mai più messa in campo e che se si vuole dare asilo a profughi o rifugiati si mandino direttamente traghetti civili in Libia o in Turchia per prelevare a basso costo, in sicurezza e senza prevaricazioni sui più deboli su chi veramente è un esule, un perseguitato o un rifugiato. Questa è l’unica via per garantire una accoglienza vera, fattiva, e senza emergenze continue dove chi prospera sono solamente gli sfruttatori e i criminali.