Le immagini che arrivavano dall’ospedale improvvisato alla periferia di Damasco mostravano pazienti effetti da sintomi chiaramente riconducibili ad una intossicazione con agenti nervini.
Il nostro analista medico ritiene che chiunque abbia usato contro i civili i gas non li abbia usati con uno schema a saturazione. Ci spieghiamo. Sul campo di battaglia, se e quando si volessero utilizzare armi chimiche, le procedure operative dei corpi incaricati dell’attacco prevedono che venga effettuato un calcolo dell’area bersaglio, ed in funzione della ventilazione, dell’umidità e della temperatura venga depositata nell’atmosfera una quantità di agente tale da consentire il massimo danno biologico possibile e una permanenza funzionale alle esigenze operative. In questo scenario chiunque venga esposto senza protezione all’agente ha minime possibilità di sopravvivere e diventa egli stesso una minaccia per i soccorritori che dovessero approcciarsi alla vittime senza le dovute precauzioni e protezioni personali.
Alcuni analisti, vedendo i soccorritori operare sui feriti senza particolari protezioni, hanno dedotto che le vittime erano state intossicate da un agente nervino non militare.
La nostra opinione è differente. Per prima cosa in Siria, nei vari episodi di utilizzo di armi chimiche non si è mai cercata la saturazione dell’area, ma è sempre stata impiegata una concentrazione relativamente bassa di agente, spesso combinato con gas antisommossa particolarmente aggressivi e con effetti soffocanti, senza che essi appartenessero alla categoria dei nervini. In seconda istanza il lavaggio di feriti e soccorritori all’ingresso dell’ospedale ha ulteriormente ridotto la quantità di agente tossico sulle vittime.
Infine un ricordo storico. A Mosca un gruppo di terroristi ceceni prese in ostaggio un intero teatro dove andava in scena il musical “Nord Ost”.
I terroristi piazzarono mine in tutto il teatro e possedevano cinture esplosive.
Prima del blitz delle forze speciali russe un piccolo commando immise un agente nervino a basse concentrazioni nel sistema di aerazione del teatro, al fine di rendere inoffensivi i terroristi, sperando poi di salvare gli spettatori con gli antidoti necessari. Il piano non riuscì completamente e assistemmo ad una strage.
Ma la cosa importante da ricordare è che i soccorritori e i medici che trattarono in urgenza gli spettatori intossicati lo fecero senza ricorrere a sitemi di protezione personali o maschere antigas, questo perché la concentrazione utilizzata non era arrivata a livelli di saturazione.
La stessa cosa è successa il 21 agosto nei sobborghi di Damasco.
Chiunque abbia utilizzato le armi chimiche in Siria ha sempre impiegato concentrazioni basse di agente nervino, tali da permettere ai soccorritori di lavorare in relativa sicurezza a distanza di poco tempo dall’attacco.
A Ghouta le concentrazioni devono essere state leggermente maggiori, non ne conosciamo la causa, e il gas ha fatto strage di giovani donne e bambini che sono sempre i primi a cadere in un attacco chimico a causa dalla loro ridotta massa corporea e di altre caratteristiche fisiologiche ed anatomiche.
È difficile addossare ad una delle due parti con certezza la responsabilità dell’accaduto, il nostro centro elabora solo informazioni Open Source e le informazioni che ci servirebbero sono tutte secretate.